2025–2026
Grigio pianura, destituente

Grigio pianura, destituente
è un invito a disertare, a ricercare, trovare e abitare porzioni di sottrazione, luoghi dove fare esperienza di presa di distanza, volontaria o meno, dalla metropoli, proprio a partire da essa.

All’estremità orientale di Milano, oltre la tangenziale, la città comincia a diradarsi e, ai margini più estremi della periferia, l’orizzonte si dispiega nella vastità della pianura Padana. È uno spazio sospeso nella sua singolare condizione, dove infrastrutture urbane e natura residuale si sovrappongono. Sono luoghi dove fermarsi, a distanza dal ritmo convulso della città, riflettere e riattivare un rapporto di presenza al mondo.

Ispirato al pensiero di Giorgio Agamben — in particolare a Che cos’è il contemporaneo? — per il quale essere davvero contemporanei significa non coincidere completamente con il proprio tempo, il progetto si relaziona alla periferia della metropoli. La metropoli è qui intesa come incarnazione e struttura del presente, con le sue culture e i suoi stili di vita sottomessi alle logiche del mercato globale. 

La periferia, in quanto suo margine, dà la possibilità di allontanarsene: una posizione laterale — che si riflette nell’idea di cosa significhi essere contemporanei in Agamben — dalla quale è possibile rimettere in gioco le carte del tempo, rileggere con sguardo critico e differente lo stato delle cose presenti e, potenzialmente, sovvertirle. Una posizione disallineata nella quale operare il gesto destituente.

Grigio pianura, destituente agisce sulle linee di fuga che il nostro tempo mette in campo, tra le sue fratture: quelle degli spazi aperti, quelle parentesi nel mondo in cui praticare il margine, per fare secessione senza chiedere permessi. Un invito a mettersi in cammino, qui e ora, adesso, lasciando intravedere l’altrove di domani. Affinché il mondo abbia un seguito.




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